Pubblicato da: unman su: Settembre 15, 2008
Venerdì 29 agosto 2008 è la nostra terza serata consecutiva in Arena, a Verona. Ormai ci sentiamo di casa e circoliamo liberamente in platea come fosse una pubblica piazza.
Cuscino rosso sotto al braccio, libretto con il testo dell’opera in mano, macchina fotografica al collo.
I gong iniziali risuonano alle ore 21, come da protocollo. Le candeline accese sono veramente tante e ogni volta ti fanno vibrare qualcosa dentro.
Nabucco è il dramma lirico che affermò Giuseppe Verdi, nel 1841, come il più grande operista italiano insieme a Donizetti e diede inizio alla sua carriera artistica.
Nella presente edizione, regia, scene, costumi e luci sono di Denis Krief e i movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli; dirige il grande Daniel Oren.
L’opera biblica non è facile da seguire nella trama, ma scorre via anche fin troppo rapidamente: il primo atto (Gerusalemme) in 35’, il II (L’empio) in 30’, il III (La profezia) in 35’ e l’ultimo (L’idolo infranto) in 25’. L’evocazione patriottica è evidente e legata alle passioni risorgimentali del tempo.
Le pagine corali svolgono il ruolo di protagoniste, scandendo le parti dei personaggi.
Tra questi, spiccano il re di Babilonia, Nabucodonosor, interpretato dal gigantesco baritono Ambrogio Maestri; sua figlia Fenena: la mezzosoprano Eufemia Tufano; il suo innamorato Ismaele, nipote del re di Gerusalemme: il tenore Valter Borin; Zaccaria, gran pontefice degli ebrei: il basso Roberto Scandiuzzi; Abigaille, la schiava creduta figlia di Nabucodonosor, usurpatrice della sua corona e rivale di Fenena: la soprano Alessandra Rezza.
La struttura procede in modo equilibrato tra affreschi corali e slanci epici: nel finale del secondo atto, dopo il bel pezzo d’insieme Sui muti sembianti / Già piomba il terror, rumoreggia il tuono e un fulmine scoppia sul capo del re, che canta Chi mi toglie il regio scettro?.
Alla fine del terzo atto, invece, si sprigiona l’emozionante melodia di Va, pensiero, sull’ali dorate, che intonano gli ebrei incatenati e costretti al lavoro sulle sponde dell’Eufrate.
Le luci si abbassano, il coro prende posto a diverse altezze su una struttura metallica che ricorda quella di Jesus Christ Superstar, il silenzio è totale.
Poi, improvvisi, scrosciano applausi incontenibili che rovinano le ultime note. Anche per questo occorre un bis, ed è ancora più applaudito.
Il gesto teatrale che conclude la rappresentazione è l’inchino degli artisti e il loro saluto al pubblico. Daniel Oren viene “preso” in mezzo ai personaggi in costume.
Gli scattiamo un ritratto ravvicinato: in un fugace scambio di sguardi, ci trasmette tutto il suo carisma di direttore d’orchestra. E la bellezza della musica.